martedì 19 febbraio 2013

Questioni di libera discussione pubblica




Prima l’annuncio di una querela, poi gli insulti sul giornale. E’ lo «stile Famiglia Cristiana» con chi osa criticare una sua iniziativa o articolo.  E così anche La Nuova Bussola Quotidiana è finita nel mirino del settimanale dei Paolini. La colpa? Quell’editoriale di Mario Palmaro in cui si criticava la pubblicazione in terza di copertina di Famiglia Cristiana di una pubblicità partorita dal Dipartimento per le Pari opportunità e dal Ministero del Lavoro, per la lotta all’omofobia: «Una pubblicità nella quale si vedono le foto di tre sconosciuti, accompagnate dalla seguente didascalia: “alto”, sotto il primo personaggio; “lesbica” sotto la seconda; “rosso” sotto al terzo, che ha effettivamente i capelli rossi. Segue slogan perentorio: “E non c’è niente da dire”. Segue spiegazione per i più duri di comprendonio: “Sì alle differenze. No all’omofobia”»; così la spiegava Palmaro nel citato articolo.

Tale pubblicità, come chiunque può constatare, ha lo scopo principale di affermare non tanto il necessario rispetto per le persone omosessuali – che è doveroso come lo è per qualsiasi persona -, quanto l’assoluta normalità dell’omosessualità, paragonata al colore dei capelli o all’altezza. In pratica l’omosessualità viene parificata all’eterosessualità, una cosa vale l’altra; e come ci si tinge i capelli si può decidere di passare da un orientamento sessuale all’altro. Questa è l’ideologia omosessualista, o anche ideologia del gender, quella che Benedetto XVI prima di Natale definiva la più grave sfida che la Chiesa ha oggi di fronte, perché nega il dato della Creazione, quel “maschio e femmina lo creò”. “La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente – diceva il Papa -. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela”. E poi concludeva: “Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo”.

La profonda erroneità di questa teoria è evidente, dice il Papa, ma non per Famiglia Cristiana che non trova nulla di strano invece nel pubblicare questo messaggio.

Ma è qui che scatta l’ira di don Antonio Sciortino, direttore del settimanale dei Paolini. Dapprima ci fa mandare una mail in cui ci viene preannunciato l’arrivo di una querela per diffamazione, perché abbiamo danneggiato il buon nome della rivista. Poi nel numero di Famiglia Cristiana ora in edicola, rispondendo alle lettere di alcuni lettori scandalizzati, don Sciortino si scatena perché, a suo dire, abbiamo innescato “una polemica falsa e pretestuosa” non avendo tenuto conto che alle pagine 36 e 37 di quello stesso numero diFamiglia Cristiana, c’era un articolo del teologo don Luigi Lorenzetti – “uno dei più noti esperti di teologia morale a livello internazionale” - che spiegava tutto. E siccome non abbiamo letto Lorenzetti, in noi c’è tanta “arroganza, condita di falsità” di cui ovviamente ci assumeremo la responsabilità: “non si può infangare impunemente la verità e il buon nome della rivista”. E poi ancora sulla polemica “velenosa” innescata da noi che siamo “come i farisei” e talmente bassi nella scala della dignità umana da non essere neanche degni di essere chiamati per nome. Così che l’ignaro lettore di Famiglia Cristiana non sa neanche bene con chi prendersela.

Ora, ammesso anche che don Lorenzetti in quelle poche righe messe al piede di due pagine spieghi tutto, Don Sciortino non appena rientrerà in sé dalla rabbia potrà convenire che è una teoria un po’ bizzarra quella per cui si può pubblicare qualsiasi cosa moralmente riprovevole in copertina tanto poi c’è un articolino di spiega a 115 pagine di distanza. Perché se questo fosse vero potremmo aspettarci di vedere prossimamente sulla copertina di Famiglia Cristiana anche quella pubblicità choc in cui un prete bacia in bocca una suora oppure qualche provocante nudo femminile, o anche la pubblicità dei preservativi tanto poi pagina 36 ci saranno quelle 20 righe di don Lorenzetti che ci spiegherà che l’utilità del preservativo è tutta da verificare.

E già, perché poi in quel famoso articolo che non avremmo letto non è che don Lorenzetti sia così chiaro, anzi alla gravità di quella pubblicità si somma l’ambiguità del teologo. Il quale, nella prima metà dell’articolo ci spiega quanto sia grave oggi in Italia l’emergenza omofobia, tale che è necessario non solo riformare il codice penale, ma soprattutto “occorre una conversione culturale di tipo etico”. Ora ci perdonerà don Lorenzetti, ma noi questa grave emergenza omofobia non riusciamo proprio a vederla. Purtroppo la cronaca non ci risparmia anche alcuni odiosi casi di violenze e sopraffazioni nei confronti degli omosessuali, ma così come violenze e sopraffazioni avvengono per tante altre persone. Casi da condannare fermamente, è chiaro, nessuna attenuante; così come va affermato con chiarezza che ogni persona – qualunque sia la sua condizione sociale, economica, morale – va sempre accolta. Detto questo è però chiaramente demagogico parlare di discriminazioni nella società: risulta a don Lorenzetti e don Sciortino che ci siano luoghi dove gli omosessuali non sono ammessi? O che nel lavoro venga penalizzato chi si professa gay? O che agli omosessuali dichiarati venga fatta scattare una tassa particolare? Se proprio dobbiamo parlare di una categoria di persone oggi discriminata in Italia, anche dal punto di vista fiscale, crediamo siano invece le famiglie: marito, moglie e figli. La verità è che l’omofobia è una bella invenzione del marketing per far passare il concetto di normalità della condizione omosessuale.

Bene, ma andiamo avanti. Finalmente, passata la metà dell’articolo, don Lorenzetti afferma: “L’inconfondibile dignità che spetta a ogni persona, non conduce a sostenere che l’omosessualità non è altro che una modalità sessuale tra le altre; che il matrimonio tra uomo e donna non è che una tra altre forme di matrimonio; che l’unione omosessuale ha il diritto all’adozione”. Certo, si potrebbe far notare che lo dice in un modo così involuto e soft che passa quasi inosservato, ma soprattutto è il seguito che lascia sconcertati: “Sono questioni di libera discussione pubblica senza indulgere alla sterile contrapposizione tra laici e cattolici”. Questioni di libera discussione pubblica? E questa, secondo don Sciortino, sarebbe la spiegazione che “ripara” la pubblicazione della pubblicità in terza di copertina? Noi crediamo che renda ancora più grave quella decisione, perché è chiaro che non si tratta di una svista o di una leggerezza: è stata una scelta convinta.

Metta a confronto, don Sciortino, la sua decisione e le parole di don Lorenzetti con le gravi affermazioni di Benedetto XVI, e vedrà che le sue non sono “più che ortodosse posizioni”, come ha scritto questa settimana. Non c’è bisogno di tanti discorsi e circonlocuzioni: fatto salvo il rispetto e l’accoglienza per chi vive la condizione di omosessuale, don Sciortino e don Lorenzetti si sentono di sottoscrivere l’affermazione secondo cui “l’inclinazione omosessuale è oggettivamente disordinata” come dice il Catechismo della Chiesa cattolica? E che l’ideologia del gender è la vera sfida che sta davanti alla Chiesa, prima di tutto al suo interno?
Finché non vedremo scritte queste affermazioni, noi avremo tutte le ragioni per sostenere che Famiglia Cristiana mantiene sul tema posizioni volutamente ambigue quando non omosessualiste. (R. Cascioli)
Fonte: La nuova bq