martedì 6 giugno 2017

Piccolo fratello universale

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La missione del prete al centro della riflessione della Congregazione per il clero. 

«Non un portatore di “verità preconfezionate”, da trapiantare nella vita delle persone», ma colui che aiuta la gente «a leggere la propria vita alla luce del Vangelo di Cristo»: è l’identikit del prete odierno tratteggiato nel corso della plenaria della Congregazione per il clero, svoltasi dal 30 maggio al 1° giugno scorsi.
È stato il cardinale prefetto Beniamino Stella a sintetizzarne i contenuti nell’intervento conclusivo ripercorrendo le tre giornate di lavoro, da cui è scaturito come al sacerdote si chieda «di essere l’uomo del discernimento — che aiuta le persone a scoprire la verità della loro vita — nonché dell’accompagnamento, che non ha un “programma” prefissato da realizzare a ogni costo, ma si adopera per portare a una contemplazione profonda della persona di Gesù, sotto la guida dello Spirito». E in tale prospettiva l’icona è l’incontro tra Gesù e i due discepoli di Emmaus.
Le relazioni principali hanno incentrato l’attenzione sulla nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis e sulla figura del pastore nel magistero di Papa Francesco. I cardinali Wuerl e Betori in particolare — ha fatto notare il prefetto — hanno rilevato come il Pontefice proponga il proprio magistero «soprattutto attraverso gesti pieni di senso; non spiega la bontà o la necessità di determinati comportamenti, semplicemente li mette in atto, li vive in prima persona. E così facendo offre un’autorevole indicazione». Per esempio, quando si confessa, prima di mettersi lui stesso a disposizione nel confessionale o quando si reca a incontrare famiglie per la benedizione pasquale, come ha fatto a Ostia. In pratica — ha spiegato il cardinale Stella — «Francesco parla di prossimità, vicinanza e “Chiesa in uscita”, e vive personalmente tutto ciò».
Quanto all’annuncio del Vangelo, ha proseguito il relatore, esso «deve passare per l’esempio personale dei sacerdoti», visto che «i giovani sono disposti ad ascoltare solo dopo aver visto e conosciuto una vita vissuta secondo il Vangelo». Ecco perché assumono rilevanza la formazione permanente e un adeguato cammino in seminario, dove — ha raccomandato il porporato — «è bene accogliere solo quanti hanno determinate caratteristiche, secondo la felice espressione di Giovanni Paolo II: “Prendere uomini che siano radicati in Dio e capaci di oblatività, perché il prete è un piccolo fratello universale”».
Quindi la plenaria — ha continuato il cardinale Stella — si è soffermata sui giovani preti, dei quali aveva parlato il Papa durante l’udienza ai partecipanti all’assemblea. Le comunicazioni pomeridiane hanno invece affrontato temi più specifici. Uno ha riguardato la parrocchia che «è prima di tutto una comunità e non un luogo geografico, una comunità inclusiva, che dialoga e si rivolge anche a coloro che hanno abbandonato la fede o non sono cristiani». E in tal senso è «in avanzato stadio di lavorazione» un’istruzione relativa a questioni riguardanti il ministero del parroco, i raggruppamenti di parrocchie all’interno della diocesi e possibili configurazioni della cura pastorale.
Un secondo tema, quello delle dispense dagli obblighi derivanti dall’ordinazione, ha confermato la necessità di una buona formazione iniziale e di formatori preparati, che possano rafforzare sin dal seminario le vocazioni “vacillanti” e aiutare quelli che non sono chiamati al sacerdozio a trovare altrove il loro posto nella Chiesa. Alla Congregazione è stato chiesto di preparare un dossier per descrivere la “tipologia del prete dispensato”, in vista di una più efficace azione formativa; ed è stata suggerita una revisione dei “divieti” per favorire il reinserimento dei chierici che hanno abbandonato il ministero soprattutto nel campo dell’insegnamento.
Infine altre due comunicazioni hanno riguardato l’incardinazione nelle associazioni pubbliche clericali e il sacerdote esorcista. Nel primo caso la Congregazione ha ribadito che attualmente le associazioni con tale facoltà sono quattro e che altre richieste sono allo studio, in modo particolare quella della Comunità dell’Emmanuel. Mentre il dicastero ha manifestato un parere negativo rispetto all’incardinazione dei chierici nelle cosiddette “nuove realtà ecclesiali” come movimenti e associazioni laicali.
In materia di esorcismo sono stati considerati due estremi; da una parte, una sorta di ossessione per il demoniaco, che porta a vedere ovunque segni dell’azione del maligno; dall’altra, uno scetticismo radicale che arriva a dubitare dell’esistenza stessa del demonio. Ecco perché, ha concluso il cardinale Stella, «occorre formare i seminaristi, poi individuare sacerdoti equilibrati, umanamente e spiritualmente». Anche perché sono diffusi “pseudo esorcismi”, attuati da pretesi “guaritori”, ai quali la gente accorre pensando di poter trovare giovamento.

L'Osservatore Romano

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